LA GIOVANE VITICOLTURA DEL SUDAFRICA Una regione promettente che vuole lasciar dietro di sé l’eredità dell’apartheid
pubblicato da: admin in Mercati, Sud Africa — 14 September, 2007 @ 2:57 pmSe parliamo di viticoltura sudafricana indirizzata alla qualità dobbiamo riferirci a un periodo di non più di tredici anni. Il paese ha alle spalle una storia vitivinicola che ha le sue radici nell’immigrazione di francesi e olandesi a fine ‘600 e inizio ‘700. Furono però le vicende politiche del ‘900 ad ostacolare i viticoltori nel tenere il passo con il resto del mondo.
“Considerando i nostri terreni e le viti che piantiamo, bisogna dire che ci troviamo ancora nell’infanzia!” Parla Neil Ellis dell’azienda Thelema nella regione di Stellenbosch. Per la sua politica di apartheid il Sud Africa è stato oggetto di embargo da parte delle Nazioni Unite per un lungo periodo – sanzioni che hanno avuto un impatto molto forte anche sulla viticoltura. Per primo quasi tutte le piante erano state infettate da virus e l’importazione di materiale sano non era possibile, un problema che ancora si sente. Il mercato interno fu dominato dalle cooperative con un regolamento di limitazione quantitativa; le cooperative inoltre erano più interessate alla produzione di distillati e vini economici che a un prodotto di qualità. Furono pochi i viticoltori a mantenersi indipendenti.
La fine dell’apartheid nel 1994 ha aperto le porte al mercato internazionale e motivato le aziende ad adattarsi al “gusto contemporaneo globale”. I vini esportati nei primi anni dopo l’isolamento erano di una qualità mediocre, “vini che neanche noi stessi sapremmo gustarci in Sud Africa. Ma con l’offuscarsi del ‘Mandela factor’ anche i nostri vini dovevano imparare competere su livello mondiale”, racconta Johann Rupert, proprietario della Ormarins in Franschhoek, una sfida da non poco.
Nelle 500 aziende che oggi il paese conta, un numero sempre più significativo di giovani enologi motivati si dedica allo sviluppo della viticoltura e sono proprio loro a far progredire l’industria enologica con una velocità da mozzafiato. Anche se ci sono ancora da superare tanti ostacoli, nessuno mette in dubbio la potenzialità del terroir sudafricano. Nelle regioni più importanti come Paarl, Stellenbosch, Swartland, Constantia e Walker Bay le viti crescono su terreni scistosi, granitici e calcarei ad altitudini diverse – in zone calde e in zone più fresche. Una decina di anni fa quasi tutte le cantine si presentavano con il solito elenco di vini: lo Chardonnay, il Sauvignon Blanc, Riesling, Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Syrah; è solo negli ultimi anni che i viticoltori si sono creati un “portafoglio” di vini che esprimono al meglio la particolarità dei loro stessi terreni. Questa è una delle risposte a una storia che sono decisi a lasciarsi per sempre dietro le spalle. Hanno le competenze e la passione per crescere, per materializzare le promesse del terroir.
Con il giovane enologo Marc Kent (35 anni) la cantina Boekenhoutskloof della Valle Franschhoek (vicina della cantina De Toren, nota per i vini biodinamici) produce tre vini promettenti: il Cabernet Sauvignon, il Syrah e il Sémillon. Quest’ ultimo nasce da viti con un’ età di 100 anni, tenute come cespugli. Rimane per un anno nella botte. Dopo qualche anno di affinamento in bottiglia si presenta con note di mandarino, arancia e cera, simile al Bordeaux bianco di qualche anno e al tradizionale Rioja bianco. Però é stato il Syrah a portare il paese al livello qualitativo attuale. Viene prodotto in modo tradizionale, senza rovere nuovo, con caratteristiche di brughiera e olivo.
Ancora più giovane Duncan Savage (29) di Cape Point Vineyards, che fa esperimenti con il Sauvignon Blanc. Le viti crescono su un terreno granitico sabbioso in vicinanza del mare, che crea un clima fresco e ventilato, e che aiuta molto a concentrare il sapore nei grappoli. Produce due tipi di Sauvignon Blanc, uno imbottigliato dopo pochi mesi di fermentazione adatto per consumare subito, mentre il secondo, una cuvée, ha un affinamento sulle fecce fini di nove mesi e si presenta con intensi sentori di pietra focaia e uva spina. Un modello di varietà è il suo Sémillon 100% con note deliziose di mandarino, di cachi e minerali. Isleidh, il nome della cuvée di 85% Sauvignon Blanc e 15% Sémillon, è un vino incantevole con una struttura vellutata con cenni di fico e minerali.
Una cantina con una lunga tradizione è Rustenberg ai piedi del Simonsberg/Stellenbosch. Dopo aver sostituito i vitigni in modo massiccio sui terreni granitici ricchi di argilla rossa, e dopo un significante rinnovo della cantina negli anni ‘90, il proprietario ha ingaggiato il giovane Adi Badenhorst (34 anni) come enologo per incrementare la qualità dei vini della tenuta. Badenhorst ha ridotto l’affinamento dei due Chardonnay della tenuta nel rovere nuovo e ha ottenuto dei vini più equilibrati con cenni di minerali. Tra i rossi spiccano il John X Merriman (una cuvée di Cabernet Sauvignon e Merlot) e il Peter Barlow (100% Cabernet) per la loro eleganza e i profumi e sapori decisi.
Un appassionato dei vitigni della Valle del Rodano è Eben Sadie (35 anni), forse il talento enologico più grande del paese, che ha iniziato il suo progetto vitivinicolo nella regione di Paarl solo nel 2000 e finora si limita a piccole quantità. Il rosso Columella è una cuvée di Syrah e Mourvédre, uva di sette appezzamenti di terreni diversi, ricchi di ferro e argilla, di granito e ardesia. Il vino fermenta in grandi botti di legno che rimangono aperte, prima di essere successivamente messo in fusti per un affinamento di 24 mesi. I vini del 2004 e 2005 presentano in modo eccezionale sentori di frut
ta pura, note di erbe esotiche e un gustoso fin di bocca con una nota decisamente scistosa. Veramente eccezionale anche il bianco Palladius, una cuvée sulla base di Chenin Blanc con Grenache Blanc, Viognier, Marsanne, Roussanne e Chardonnay, che con l’annata del 2005 presenta note di frutta con nocciolo molto vivaci, di nocciolo di ciliegia, quarzo, zenzero e miele di grano saraceno. Un’ azienda dinamica in rapida ascesa.
I proprietari attuali dei Scali Vineyards sono Willie e Tania de Waal. Prima di partire con il loro progetto vitivinicolo nel 1999 hanno visitato la Burgondia, l’Australia e l’Italia per sperimentare da vicino la tradizione delle regioni vitivinicole più famose del mondo. Nella loro tenuta, che è in possesso della famiglia de Waal dal 1877, creano oggi una cuvée di Chenin Blanc, Chardonnay e Viognier – un bianco vellutato, con note di melone e minerali, e un meraviglioso Pinotage con profumi di uva spina e rosa canina. Infine convince un Syrah vivace, fruttato, con struttura setosa e un fin di bocca con una forte nota di minerali – una combinazione riuscita tra il gusto fruttato del Mondo Nuovo e quello minerale del Mondo Vecchio.
Fonte: Wine Spectator, Luglio 2007




Grazie per questo articolo, completo e esauriente. Mi sento di consigliare a tutti gli amatori del “rosso” proprio il particolare sapore dei vini sudafricani. Per me sono stati una vera sorpresa, dovuta alla giornalista e sommelier torinese Amanda Nebiolo esperta in tema di vini internazionali. I vini sudafricani, mi ha spiegato tra l’altro, si ottengono soprattutto dai vitigni di cinsault ma anche dal merlot e dal pinotage (un incrocio tra il cinsault e il pinot nero tipico di questa area geografica). Il risultato è da provare. Da parte mia consiglio in particolare i vini rossi dell’azienda Meerlust, ma anche il bianco Hamilton Russell.
Il vino sudafricano è in grandeascesa e vi posso assicurare che è un prodotto di ottima qualitÃ
Sono amante del vio italiano, naturalmente, ma quando viaggio preferisco assaggiare i sapori del paese in cui mi trovo. E in Sudafrica ho apprezzato sia la cucina che i vini.
Guardate questo video sui vini sudafricani
http://www.youtube.com/watch?v=TdVC8T4k-9g
…