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LA PRIMA VERTICALE DI MADAME MARTIS
Maso Martis a Merano WineFestival – video

Friday, November 19th, 2010

E’ stato sicuramente uno degli eventi-degustazioni più interessanti del Merano WineFestival 2010: Maso Martis ha presentato la prima verticale esclusiva delle tre annate di MADAME MARTIS 2001-2000-1999, prodotte in sole 500 bottiglie per ogni singolo millesimo.

Aurora Endrici, conversando con Roberta e Antonio Stelzer e con l’enologo Matteo Ferrari, ci accompagna alla scoperta di questo eccezionale metodo classico millesimato Trento Doc, che l’azienda di Martignano – esaltando il terroir della “sua” collina – ha voluto produrre con le proprie uve migliori coniugando l’eleganza del Pinot Nero alla fragranza dello Chardonnay e alla morbidezza del Pinot Meunier.

“ELABORATO MA MOLTO NATURALE”
Qualche parola sulla spumantizzazione Metodo Classico

Tuesday, September 28th, 2010

bollicine-metodo-classicoPochi giorni fa, assieme a Luca Ricci, produttore di grandi vini a Collalto di Susegana in provincia di Treviso, e Fabio Bigolin enologo “già noto” a Wineblog.it, siamo andati a controllare lo stato di maturazione delle uve di un vigneto in vista della vicina vendemmia. Si vendemmia così presto?Sì, se l’obbiettivo è quello di produrre uno spumante “Metodo Classico”, le uve vengono raccolte quando l’acidità è ancora piuttosto evidente.” Mi risponde Fabio.

Siamo arrivati. Il vigneto si trova ai margini della città di Belluno e gode di una suggestiva visuale su montagne vicinissime, è abbastanza ripido, in ottima esposizione. I vitigni messi a dimora sono i classici della Champagne, quindi, il Pinot Nero che dovrà portare nerbo e austerità, lo Chardonnay che aggiungerà classe ed eleganza ed infine il Pinot Meunier che regalerà le morbide note fruttate. Lo spumante si chiamerà “Dòna”, dedicata a Donatella, la dinamica moglie di Luca Ricci.

Parlando con Fabio che avrà il delicato compito di vinificare e quindi di scegliere il giusto stadio di maturazione della materia prima a cui seguirà nella prossima primavera la rifermentazione in bottiglia e la successiva permanenza sui lieviti per il tempo prestabilito. Poi la sboccatura, un periodo di affinamento in bottiglia e finalmente si può stappare per brindare a qualcosa di importante. Già che siamo in argomento chiedo a Fabio cosa succede all’interno della bottiglia dopo che vi è stata aggiunta una miscela di zucchero di canna, lieviti?Lo zucchero addizionato è generalmente di 24 g/l, generando così una sovrapressione di 6 atm (da 4 g di zucchero si forma una atmosfera). I lieviti trasformano gli zuccheri in alcol etilico e anidride carbonica che non potendo fuoriuscire si discioglie nel vino; inoltre i lieviti arricchiscono il vino di aromi e sapori. Oltre a dare vita all’ effervescenza, tali lieviti formano dei depositi che non si devono attaccare alle pareti interne della bottiglia e quindi le bottiglie, durante l’affinamento, vanno “scosse” un paio di volte all’anno. Dopo circa sei mesi lo zucchero si è completamente trasformato in anidride carbonica ed alcool. Successivamente i lieviti vanno incontro ad autolisi restituendo allo spumante ciò che avevano sottratto e trasformato arricchendolo di profumi e di sentori di lievito dandogli quello stile inconfondibile. Per ottenere questo, la bottiglia viene coricata affinché vi sia una buona superficie di lieviti a contatto con il liquido e l’affinamento deve essere lungo in modo da formare bollicine persistenti, numerose e dalla grana fine. Ricordiamoci che in tutta la durata del ciclo la bottiglia verrà aperta solo per la sboccatura, per pochi secondi, qualche mese prima dell’uscita sul mercato”.

Ma durante questo periodo che può durare alcuni anni cos’è che tiene in vita il vino, o meglio, c’è qualcosa che lo protegge?
L’alcol, l’anidride carbonica, l’acidità ma soprattutto le sostanze naturali ad effetto stabilizzante ed “antibiotico” liberate nel tempo dai lieviti.

Grazie per la lezione Fabio“.

Sintetizzando, nel “ Metodo Classico ” c’è un intervento importante dell’uomo, ma in definitiva si potrebbe definire: “Elaborato, ma molto naturale”.

Paolo Ianna