Vin Brulè – il vino d’inverno

800px-tea_soothingr.jpgIl vin brulè ha una lunga tradizione. Già i romani aromatizzavano il vino con zucchero e spezie ed è nota una ricetta di vino aromatizzato dall’anno 30 a.C. che non va tanto lontano da quelle che si usano oggi per preparare il Glühwein per i mercatini di Natale. Cannella, alloro, coriandolo, timo e anice stellato insieme a una bella porzione di miele dovevano rendere gustoso – e durevole – il vino, che probabilmente in quei tempi non era di una buona qualità.
Personalmente non vado matta per il vin brulè, ne bevo poca di questa bevanda contro il freddo invernale; in ogni caso ricordo solo una o due volte in cui mi sia piaciuto veramente. Esistono tantissime ricette, qualcuno mette una decina di spezie e qualcun altro solo due o tre. Di solito non si specifica il vino migliore da usare, basta prendere un qualsiasi rosso.

Però ci sono due cose che credo siano importanti per la preparazione di un vin brulè ottimo: il vino di qualità di un certo tipo e il fatto di riscaldarlo con grande cura.
Ho trovato ricette in cui si usano il pinot nero, il portoghese o addirittura il barolo; vini con dei tannini delicati e piacevoli. Importante sembra il fatto di utilizzare un vino corposo con decise note di frutta rossa. Riscaldando il vino questi aromi fruttati riescono ancora di più ad esibirsi e, insieme alle spezie, a creare un aroma molto armonioso.
In contrasto con qualche ricetta che dice che bisogna “bollire” il vino penso che sia meglio riscaldarlo su un fuoco moderato, per poi lasciarlo ”respirare” per 15 minuti su un fuoco debole. Farlo bollire ne distruggerebbe i delicati aromi  fruttati.
Sulla costa del mare nord si beve anche il vin brulè a base di vino bianco. I garofani vengono sostituiti con uvetta e come vino si usano il Sauvignon Blanc e i Müller-Thurgau. Da provare!

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